Capri è l’isola dalle bellezze nascoste. Tutto ciò che luccica lungo via Camerelle con le sue boutique, o nella celeberrima “piazzetta” dove tutti vogliono sedere per un caffè, non ha niente a che fare con l’anima profonda di quella terra, con ciò che Capri è in grado di offrire. È una delle isole italiane più gettonate in estate, dove l’essenza più inutile di un capitalismo miope trova il suo habitat perfetto. Sì, è così, però Capri sprigiona anche un magnetismo capace di far percepire in tutta la sua potenza il mare che la circonda: una straniante sensazione che può cogliere solo chi riesce a viverla fuori dal chiasso del turismo. Per rendersene conto bisogna quindi scoprirla lungo le strade fuori dai circuiti più battuti, passeggiare di notte lungo via Tragara, perdersi tra i vicoli incorniciati da fichi d’India e gatti, salutare i Faraglioni all’alba; oppure frequentarla nei periodi meno infuocati: e settembre è perfetto. La straordinaria bellezza delle sue ville, da Villa Jovis di cui Tacito parla negli Annali a Villa San Michele costruita dallo scrittore svedese Axel Munthe, seduce gli spettatori viaggiatori. Ma ciò che emoziona e crea un viaggio nel viaggio è quel profilo non visibile a chi guarda solo in superficie: la Capri da scoprire, da annusare, da assaggiare.
Azienda Agricola Caprese
In pochi per esempio sanno che nella porzione bassa dell’isola, nella zona di Marucella, c’è l’Azienda Agricola Caprese. E in nessun altro posto come in questo prende vita il concetto di “poco, ma buono”. La coppia Giovanni e Maria Bonatti Mameli, caprese di adozione e già proprietaria dell’azienda Il Ceresé in Brianza, ha creato una piccola “succursale” dove ciò che di più buono e puro cresce dalla terra di Capri viene custodito in barattoli di vetro. Trattasi dei pomodori, un vero e proprio inno al frutto rosso nella versione passata, salsa, confettura e nettare. Ed è proprio quest’ultimo a entusiasmare perché ottenuto da soli pomodorini Tiberio: è ideale condito con limone, sale, tabasco, salsa worcester e pepe; perfetto per un Bloody Mary. Ma drink a parte, alla Caprese vengono valorizzati anche gli agrumi come arance amare, limoni, mandarini, kunquat e fichi d’India per produrre marmellate. Una realtà che si sta facendo strada, che delizia e che incuriosisce anche gli chef più importanti dell’isola.
J.K. Place Capri
E a proposito di cuochi di rilievo, la novità più importante della stagione caprese è rappresentata dall’arrivo del talentoso cuoco vercellese Andrea Cimino nella cucina del boutique hotel J.K. Place Capri, dove l’intera squadra è stata rinnovata, dalla general manager Vanesa Elena Giovannelli al restaurant manager Matteo Silvestri. Andrea Cimino è giovane, ma con importanti esperienze alle spalle, un executive chef affabile, preparato, dalla tecnica e precisione perfette per un posto di livello come questo. La sua è una cucina di (alta) semplicità, che privilegia i prodotti locali e le materie prime freschissime: il pescato del giorno delizia e lascia ampia scelta, le carni e i latticini provengono dai monti Lattari. Con la suadente vista sul Vesuvio di giorno, e sull’illuminato Golfo di Napoli alla sera, il piatto signature assolutamente da provare è lo spaghettone tiepido “Gentile” con salsa di pomodori verdi, lime, aneto e tartare di scampi; un piatto da mangiare con gusto e avidità, che termina in fretta, ma che richiede maestria nel raggiungimento dell’armonia complessiva servita. Non mancano poi le tartare di pescato giornaliere, l’offerta quotidiana del mare con zucchine alla scapece, aceto di lampone e maionese alla menta. E la dolce chiusura è affidata il pasticciere napoletano Claudio Rossini, in grado di raccontare la tradizione caprese e quella partenopea.
Pranzo al mare
Cambia il format, ma non la qualità di cui il turista gaudente è in continua ricerca. Tra gli indirizzi validi e che, almeno in parte, giustificano i prezzi di Capri, compare la Torre Saracena, lido balneare tranquillo e intimo posizionato nella baia di Marina Piccola. Si arriva al mattino per prendere la tintarella, ci si sposta tra i tavoli per pranzo (uno su tutti fronte finestra che affaccia sui faraglioni) e si sceglie dal menù fatto di tradizione e veracità, quello che creò Giovanni di “Pennaulo”, oggi incarnato dalla quarta generazione: pezzogna all’acqua pazza, sauté di cozze e molluschi, zuppa di pesce con scorfano e pomodorini e gli inimitabili ravioli alla caprese ripieni di caciotta e parmigiano.
Un altro stabilimento con ristorante dove godere di spiaggia, non rocce, e cucina è Bagno di Tiberio, qui dal 1926. Un piatto di spaghetti con le vongole e un’abbondante grigliata di pesce vi aspetteranno di fronte al mare.
Aperitivo e cena
Per l’aperitivo due posti su tutti, diversi fra loro, ma entrambi piacevoli. Lo scenografico Capri Rooftop dell’hotel Luna, accanto ai Giardini di Augusto, dove bere le numerose varianti di mojito con vista sui faraglioni. Oppure lo Yuu-bar-gallery nel cuore antico dell’isola, perfetto per chi ha voglia, lontano dal caos caprese, di valide etichette di vino, di ammirare la bellezza delle opere esposte e di ascoltare buona musica dal vivo (all’aperto) il sabato sera. Se l’aperitivo ha fatto il giusto effetto, è l’ora di cenare in alcuni ristoranti veraci, senza troppe pretese, ma protesi alla soddisfazione dei villeggianti. In piazzetta c’è Pulalli, dove le ordinazioni sono scandite dai rintocchi del campanile e dove è d’obbligo ordinare una gustosa frittura all’italiana. Nel borgo dei pescatori troviamo Lo Zodiaco: qui è dove si può mangiare le mezze maniche con scampi e fiori di zucca a due passi dalle barchette colorate del porto di Marina Grande. Infine l’informale e ospitale Buca di Bacco, con le sue tre sale ad archi in cui dilaga il profumo delle polpettine di melanzane, le alici marinati e gli scialatielli con i frutti di mare.
Tra i personaggi celebri che soggiornarono e amarono Capri c’è anche il più grande poeta del XX secolo: Pablo Neruda, che qui scrisse alcuni versi dai toni amorosi ed erotici per la sua amata Matilde e per l’isola che gli diede rifugio: «Capri, reina de roca, en tu vestido de color amaranto y azucena viví desarrollando la dicha y el dolor, la viña llena de radiantes racimos que conquisté en la tierra». Secondo l’animo sensibile dello scrittore cileno l’unica maniera per godere dell’essenza di Capri era vivere i luoghi in cui bere bene e mangiare le olive delle genti del posto. Una Capri che sa di tempi andati, ben lontani dal manto mondano da cui oggi è coperta.
0 Commentaires