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La Pera Signora della Valle del Sinni: un presidio d’amore per la comunità

La Pera Signora della Valle del Sinni
La Pera Signora della Valle del Sinni
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La Pera Signora della Valle del Sinni
La Pera Signora della Valle del Sinni
La Pera Signora della Valle del Sinni
La Pera Signora della Valle del Sinni
La Pera Signora della Valle del Sinni
La Pera Signora della Valle del Sinni
La Pera Signora della Valle del Sinni

La passione tra una nobile decaduta, la Pera Signora della Valle del Sinni, e il perastro selvatico, che sorveglia i confini delle terre joniche lucane, ha innestato il frutto più dolce di un territorio: la comunità. Rotondella, Nova Siri, Valsinni, San Giorgio Lucano, Colobraro, Tursi sono i piccoli borghi custodi di questo Presidio Slow Food che, quasi come la sacra custode dell’area, la Signora dell’Anglona, mette tutti sotto il proprio manto per rappresentare la Basilicata e le sue “buone pratiche” agroecologiche in Europa.

Una Signora Pera

Dal portamento eretto, dalla chioma slanciata e snella, con un leggero rossore sul piccolo giallo frutto, quasi fosse timida: la Pera Signora ha una consistenza delicata, abbastanza succosa, dolce, aromatica e dalla candida polpa. Le sue caratteristiche la rendono ideale sia da mangiare appena colta sia da trasformare in sciroppati, confetture, nettare o semplicemente essiccata. La Pera Signora secca è, in realtà, il metodo tradizionale di conservare e consumare questa particolare cultivar: da sempre viene bollita, poi divisa in due ed essiccata al sole, nei forni domestici e, oggi, anche in essiccatoi a essa dedicati. Si può gustare con miele, formaggi stagionati; ottima per dolci, crostate o dessert. La Locanda Pane e Lavoro di Rotondella, infatti, oltre a servirla con Pecorino di Moliterno o come protagonista di crostate e torte, la prepara con una delicata mousse di yogurt dove la dolcezza della confettura di Pera Signora viene esaltata dall’acidità della spuma. Sempre dal menù di Pane e Lavoro, è proposta anche per “ingentilire” secondi a base di suino nero lucano.

Il perché a pira Signur’ è la Signora della Valle del Sinni risiede maggiormente nella “raffinatezza” del suo profumo. Quando arriva luglio e matura, troneggia sull’albero ed emana un odore delicato, ma intenso, tutt’intorno. «Il profumo è la Pera Signora», racconta Filomena Laguardia della Masseria Nivaldine in Rotondella, tra i protagonisti del recupero della Pera Signora. «Fino agli anni 50 la si caricava sulla ferrovia di Nova Siri e la si vendeva fino a Napoli». Ma poi tutti la dimenticarono e si finì per non coltivarla più. Ed è qui che entra in gioco il pero selvatico o perastro (Pyrus pyraster), principe indiscusso degli arbusti spontanei presenti in Basilicata. Spinoso e inaccessibile, tanto che da «queste parti», racconta sempre Filomena, «il perastro ha sempre segnato i confini tra una masseria e l’altra, tra una proprietà e l’altra». Ma l’amore può tutto e il selvaggio pero, quando ha incontrato la Signora, è diventato il più “cavalleresco” tra i portainnesti e, non solo ha fatto tornare a nuove glorie la nobile pera, ma è stato strumento di connessione, non più di confine, tra le comunità del Sinni. Paesi e genti chiamati Terre del Silenzio ora comunicano, chiacchierano e si abbracciano intorno a una pera. Perché il cibo è la comunità.

La raccolta della pera Signora avviene in luglio, in modo scalare, e, se conservata adeguatamente, si può trovare tutto l'anno.
La raccolta della Pera Signora avviene in luglio, in modo scalare, e, se conservata adeguatamente, si può trovare tutto l’anno.

La Pera Signora, storia d’amore e terra

Il sogno di recuperare gli ecotipi del territorio e le antiche varietà di pera, soprattutto la Signora, appartiene al giovanissimo Domenico Mele di Valsinni, studente appassionato dell’Istituto Agrario, in cerca di bibliografie e materiale documentale per la sua tesina di fine ciclo studi. Domenico rintraccia Filomena, a lui indicata come detentrice di diversi libri e informazioni storiche sulla Valle del Sinni. Filomena si entusiasma per la passione e il temperamento impetuoso di Domenico: un ragazzino così imberbe eppure così “impegnato” nel recupero di un pezzo fondamentale della biodiversità territoriale. È amore a prima vista! Il giovane Domenico trova quel che cercava e continua a camminare. E per la sua tesi di laurea in Agraria è ancora la Pera Signora la dolce ossessione che muove le sue ricerche. Un amore che nasce nel frutteto e sulla tavola di mamma Teresa e che Domenico ritrova ogni volta che coglie o morde la sua Signora.

Nel frattempo Filomena fa esperimenti sulla Pera Signora nel proprio laboratorio di conserve e comincia a fare i primi innesti sui perastri dei propri poderi. Un giorno si rincontrano e voilà: immaginano di coinvolgere tutti i contadini dell’area (Tursi, Colobraro, San Giorgio Lucano, Nova Siri, Valsinni e Rotondella) a innestare la pera Signora sui peri selvatici e di ricominciare la produzione di una “comune” vecchia gloria. L’immaginazione è potere: tutto si realizza e l’antica pera permette il recupero di tante terre abbandonate. Questi piccoli frutti gialli e rossi si identificano così col racconto stesso di un’identità, un luogo, un popolo. «Vogliamo che la Pera Signora resti un “piccolo Presidio” e non faccia grandi numeri da coltivazioni intensive, così come è successo all’albicocca o ad altri frutti del Metapontino», afferma Filomena della Masseria Nivaldine. «La Signora è espressione di “valore” non solo perché prodotto, ma perché è la manifestazione concreta di come si salvano terreni e areali a rischio abbandono, grazie alla cura e alla manutenzione anche degli stessi perastri. La Signora è il frutto di tutti noi che, insieme, abbiamo cercato di fare quello che un tempo facevano i nostri antenati: cercare i perastri, innestarli e», chiosa Filomena, «presidiare il territorio. La Signora è l’immagine di come si conserva la terra quando vuoi preservarne la biodiversità».

Tutta la cordata della Valle del Sinni, inseguendo il sogno comune di restituire valore alla Pera Signora e al territorio che la produce, assieme al Gruppo di Azione Locale COSVEL e al seguito di Domenico e Filomena, ottengono il Presidio Slow Food nel 2014 e nel 2016 la Signora rappresenta l’intera Italia all’Arc2020, dove centinaia di attivisti della società civile e dell’agroalimentare discutono su come riparare il nostro sistema alimentare per ricreare un Good Food Good Farming. La Pera Signora risponde correttamente e l’Europa la premia per le “buone pratiche”, tra cui il sostegno alle comunità rurali e alle risorse naturali.

Una storia d’amore, questa tra la Pera Signora col selvaggio e silenzioso Sinni, che avrebbe potuto ispirare la stessa Isabella Morra, poetessa di Valsinni, che nel XVI secolo scrive: «Guida Imeneo con sì cortesi affetti/…/ch’una sola alma regga i nostri petti». E se i cuori sono quelli della Signora e del Perastro, è una storia d’amore in cui vissero tutti felici e contenti.

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