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La vera storia del pandoro: dal Nadalin all’Offella

Pasticceria Clivati 1969, Milano
Pandoro di Casa Manfredi a Roma
Olivieri 1882 e Nardini assieme per il pandoro alla grappa
Di Stefano-Pandoro in chiave siciliana per il Natale 2021
Il pandoro di Guido Gobino cioccolatiere di Torino
Hausbrandt PANDORO CLASSICO ricetta esclusiva di Andrea Tortora
Il Pandoro stellare realizzato da Andrea Tortora e Mulino Pasini
Claudio Sadler per Natale panettone e pandoro tradizionali
Il Natale di Paluani è tradizione e artigianalità
Bauli Creazioni di Pandoro
Il pandoro di Giancarlo Perbellini
Gian Piero Vivalda firma il Pandoro 2021 per Guido Gobino
A grande richiesta, il pandoro di Stefano Guizzetti di Ciacco
Pandoro del Giargiana
De Vivo presenta il Natale 2021 in un’escalation di gusto
Confezione il latta per il pandoro di Pasticceria Fraccaro
Negrini e Pisani del Luogo di Aimo e Nadia firmano panettone e pandoro a favore della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica
Pasticceria Perbellini - Bovolone VR
Pasticceria Lorenzetti - Verona
Andrea Tortora per Hausbrandt
Pandoro Dolcemascolo, Frosinone
Pasticceria Tiri - Acerenza (PZ)
Il pandoro romano di Casa Mandredi
Pan de Lor, Pasticceria Panzera di Milano
Pandoro del ristorante Aimo e Nadia**, Milano
Pandoro Filippi
Pandoro allo zabaione - Loison
Pandoro Anna Sartori, Pasticceria Sartori (Erba)
Pasticceria Besuschio - Abbiategrasso MI
Pandoro Da Giacomo, Milano
Casa Amica per scaldare il Natale di chi non ha un focolare
Pasticceria Saporè di Renato Bosco - Verona
Panificio Marinato - Cinto Caomaggiore - Venezia
Pasticceria Servi - Roma
Pasticceria Lorenzetti - Verona
Il Pandò del gelatiere Alberto Marchetti
Pandorettone Ramazzotti
Lo stampo da pandoro

La storia del pandoro non è una storia antica, non si perde nella notte nei tempi. Non è una leggenda, bensì una storia con nomi, cognomi, brevetti e intuizioni commerciali. È un pezzo della storia d’Italia e del nostro patrimonio gastronomico; di quelle che a Verona conoscono in molti, ma che nel resto del Paese invece sanno assai pochi. A raccontarcela, uno egli eredi diretti dei suoi protagonisti, il pasticciere Pierluigi Perbellini della Pasticceria Perbellini di Bovolone (VR)

Tutto cominciò dal Nadalin

La storia dei dolci natalizi veronesi comincia all’epoca della famiglia Della Scala, diventati signori della città nel 1262. Per celebrare il primo Natale da reggenti, venne inventato il Nadalin, un dolce ricco, sontuoso, simbolo del futuro radioso del Comune che diventava finalmente Signoria. Era un dolce poco lievitato, compatto e non molto alto, cosparso di pinoli e mandorle, ma con una bella forma di stella (a otto punte come il pandoro in onore delle otto famiglie principali della città o del sole). Seppure nel resto d’Italia lo si conosca poco, il Nadalin è da allora il dolce più amato dai veronesi per le Feste di Natale, da mangiare accompagnato con bicchiere di vino Recioto della Valpolicella. Il Nadalin è ancora un dolce classico, mai entrato nell’industria, e che viene prodotto artigianalmente a Verona e dintorni e nel 2012 ha ottenuto la De.Co, denominazione regionale.

Nadalin della Pasticceria Lorenzetti.

La nascita del pandoro e della sua tradizione

Il pandoro venne inventato invece dal pasticciere veronese Domenico Melegatti, come sancito anche dal brevetto presentato il 14 ottobre del 1884 presso il Ministero di Agricoltura e Commercio del Regno d’Italia. L’ispirazione nacque dal Nadalin, cui vennero aggiunti uova, burro e zucchero, arricchendone il sapore e ammorbidendone l’impasto. A lavorare a questa nuova ricetta, Giovanni Battista Perbellini, pasticciere presso la drogheria che Melegatti aveva nel centro di Verona e avo del Perbellini attuale: «Il bisnonno aveva lavorato a Milano e in Austria e aveva imparato tecniche e dolci che non si conoscevano ancora a Verona. Fu grazie a queste sue conoscenze che creerà l’impasto del Pandoro». Il dolce con questo nuovo impasto lievitava meravigliosamente e servì quindi un nuovo stampo adatto a contenerlo.

Lo stampo iconico del pandoro

Per riuscire a contenere l’impasto del pandoro, Angelo Dall’Oca Bianca, pittore impressionista veronese, venne chiamato da Melegatti a inventare uno stampo iconico. Inventò lo stampo Vespa, con sezione a otto punte a piramide tronca, lo stampo che donò infatti la storica forma al pandoro (mantenendo fede alla forma del Nadalin, ma facendone una nuova versione ancor più scenografica). Lo stampo e la nuova forma divennero presto iconici e anche grazie a questo la fama del dolce si diffuse, tanto che lo stesso Melegatti decise di mettere in palio mille lire (ai tempi erano un sacco di soldi) per premiare l’imitatore che avesse azzeccato la ricetta del pandoro. Il premio non andò mai a nessuno, perché nessuna imitazione del pandoro riuscì a eguagliare l’originale, e Melegatti si consacrò come il signore del p andoro, l’unico e il solo.

Perbellini reinventa il pandoro e nasce l’Offella

Perbellini era oramai un pasticciere esperto e decise quindi di lasciare la drogheria dei Melegatti per aprire una propria pasticceria a Bovolone (VR), la Pasticceria Perbellini. Per mantenere il segreto della ricetta del pandoro stipulò con Melegatti un patto nel quale promise di non replicare la ricetta del pandoro nel suo negozio. Cominciò quindi una nuova vita lavorativa per il bisnonno Giovanni Battista che, come promesso, non replicò mai la ricetta, ma che, grazie alla sua abilità da pasticciere provetto, la migliorò ancora al punto da creare l’Offella: era il 1° ottobre 1891. «Lo stampo è tondo e sul fondo si mettono delle mandorle dolci tritate che in cottura cuociono e creano una crosta deliziosa», parola di Perbellini. L’Offella nacque quindi anch’essa alla fine del XIX secolo e presto divenne assieme a Nadalin e pandoro, un dolce tipico natalizio veronese. Per distinguersi dalla concorrenza, dai Perbellini si chiama Offella d’Oro, marchio registrato proprio come ai tempi fece Melegatti con il suo brevetto. Ma la tradizione non si ferma, e oggi la sfornano anche in vaso.

Perluigi Perbellini

 

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