“Fin da bambino ho amato la natura e soprattutto gli animali. Passavo le giornate al Giardino Zoologico di Roma a vedere e disegnare le belve, leggevo libri di animali e romanzi salgariani ricchi di avventure in cui questi erano spesso protagonisti. Però, arrivato a sedici anni, grazie alle tradizioni famigliari in cui la caccia era molto praticata, divenni cacciatore, seguendo mio padre nei boschi e nelle pa ludi di tutta Italia.
Una volta cresciuto, volli ampliare i miei orizzonti venatori e cominciai a gi rare il mondo, principalmente per conoscere la natura e genti diverse anche se con l’accompagnamento del fucile. Il primo viaggio in Kenya nel 1954, a quasi vent’anni, mi introdusse nel mondo che avevo sempre sognato, delle savane del Tanganika (oggi Tanzania) a poca di stanza dal luogo dove Ernest Hemingway, dopo aver vinto il premio Nobel, era impegnato nel suo ultimo sfortunato safari.
Seguendo questa criticabile passione (che però fortunatamente produceva più emozioni che vittime) viaggiai in molti Paesi dall’America all’Africa facendo la conoscenza con luoghi, popolazioni e animali diversi. Nel settembre 1963, a ventinove anni, dopo un lungo e faticoso viaggio in 500, mi trovai da solo in una foresta dell’Anatolia turca dove cercavo, per la prima volta, di uccidere un orso. A un tratto, nella selva dorata dall’autunno, mi apparve a pochi metri il miraggio inaspettato di un’orsa seguita da tre cuccioli. Questa salvifica visione, un po’ come quella di Paolo di Tarso sulla via di Damasco, mi provocò un netto cambio di vita da cacciatore a protettore della natura, che nel 1966 mi indusse a fondare il WWF in Italia.
Prima di tale decisione, non cessai i viaggi in cerca di animali e natura da osservare, disegnare e fotografare. Così, nei primi anni Sessanta, con due amici e un camper, decidemmo di andare a vedere la famosa e allora rarissima aquila di mare dalla coda bianca, un tempo comune in Europa ma in quegli anni minacciata di estinzione. La meta di questa spedizione di bird watchers ante litteram erano le grandi paludi del delta dell’Evros ai confini tra Grecia e Turchia, dove si favoleggiava che un grande nido di questo mitico rapace fosse insediato su un albero isolato di quel territorio, divenuto nel 1999 uno dei più importanti Parchi Nazionali della Grecia.
Il viaggio, nonostante l’eroica fatica di sguazzare nel fango e nei canneti, non ebbe esito. Così, a sera, con i miei amici, decidemmo di intraprendere il viaggio di ritorno, non prima però di aver cenato.
Gli amici in questione erano i quasi coetanei Maurilio Cipparone, grande naturalista poi diventato presidente di Greenpeace Italia, e Francesco Framarin, nominato in seguito Direttore del Parco Nazionale Gran Paradiso. Il lungo viaggio nel corso del quale ci si doveva accontentare di panini o delle vivande in scatola portate dall’Italia, imponeva finalmente una sosta e una cena, come si diceva allora, «con i piedi sotto il tavolo». Sulla costa, in un porto carbonifero ai confini tra Grecia e Turchia, il primo locale che ci avrebbe potuto rifocillare era una specie di osteriola per gli scaricatori in un vicolo dell’angiporto.
L’aspetto era quanto mai poco invitante. Ricordo tra l’altro che la porta, un tempo a vetri, dell’ingresso, era chiusa con fogli di giornale vecchi che lasciavano uscire delle voci e una luce giallastra. Ci facemmo coraggio ed entrammo. La cena memorabile rimasta tra i miei ricordi fu allietata da porzioni di grandi e freschissime triglie di scoglio cotte al cartoccio (potevo apprezzare le triglie in quanto da giovane lavorai su un pesche reccio a selezionare il pesce) e da una zuppiera di squisiti fagioli bianchi con diti con un sugo sapiente. Il tutto portato a tavola da un oste con la parannanza unta e allietato da un bianco vino greco in cui il consueto fondo resinoso non co priva l’aroma fantastico.
Non mi spiego ancora come tra i pranzi e le cene con personaggi come il presidente della Repubblica, che allora era Saragat, il duca di Edimburgo, allora presidente del WWF, la regina Rania di Giordania e tanti altri personaggi famosi, nessuno abbia lasciato in me ricordi e sensazioni paragonabili a quella cena in un porto ai confini con la Turchia di tanti anni fa.”
Foto Cover di B. Mariotti.
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