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Il gusto di fare insieme

“È una città speciale, con una struttura e un temperamento disegnati dalla straordinaria eredità architettonica e musicale lasciata da Maria Luigia d’Austria”, dice Cristiano Casa, assessore al commercio, al turismo e al progetto Unesco del Comune di Parma. “Ripresa da Giuseppe Verdi, grande compositore e buongustaio”, specifica Anna Maria Meo, direttore generale del Regio Teatro di Parma, “appassionato al punto da inserire banchetti e brindisi nelle sue opere dal Falstaff alla Traviata”.

Quest’anno Parma aggiunge al blasone di “piccola capitale” legato a Maria Luigia, quello di Capitale Italiana della Cultura, che si unisce a quelli di Parma Capitale della Food Valley e, dal 2015, a Parma Prima Città Italiana Creativa Unesco per la gastronomia.

Tutte cose che, naturalmente, non capitano per caso, ma sono il risultato del “gusto di fare insieme”, cioè della capacità tipicamente parmense di trasformare aspirazioni e bisogni individuali nella vocazione a unirsi per produrre e creare cose eccellenti. Uno per tutti, tutti per uno.

Noi abbiamo intervistato due primi attori cittadini, per farci spiegare come il loro “Gusto di fare insieme” si pone davanti ai temi che ci stanno a cuore oggi: la biodiversità, la sostenibilità, i nuovi consumi.

Non sono domande da poco. “Dottoressa Meo, una struttura elitaria e ottocentesca come il teatro lirico, come può proporsi nella realtà quotidiana della città?” Risposta fulminante: “Per i piccolissimi abbiamo creato laboratori ed esperienze come “una notte a teatro”, in cui dormono e fanno colazione all’interno della struttura. Per gli adolescenti abbiamo realizzato, primi al mondo, un mobile game XXXX In sei lingue, dedicato a Verdi. E per tutti c’è un festival diffuso in strade e piazze ”.
D’accordo, riconosciamo a Parma il primato musicale. Ma che dire del suo primato di Capitale della Food Valley nel confronto con le altre Food Valley nel mondo, come la Napa Food Valley e la Food Valley High Tech in Olanda. Qui l’assessore è specialmente orgoglioso: “Abbiamo tre pilastri: la forza produttiva; la capacità di formare i giovani con corsi specifici di altissimo livello; la Scuola Internazionale di Cucina Italiana, Alma, frequentata da un pubblico planetario. Ultimo ma altrettanto importante un territorio ricco di eccellenze gastronomiche”.

E come succede che la patria del prosciutto e del Parmigiano, eccellenze artigianali, sia anche la capitale riconosciuta di industrie per la trasformazione del pomodoro, del pesce in scatola e di colossi industriali come la Parmalat, la Barilla? “L’eredità artigianale continua ed è vivissima. Ma adesso è ricchezza e benessere, mentre una volta era la magra risorsa di un’economia poverissima”.

Poi quelle bontà che tutti conosciamo, affluiscono nelle trattorie del territorio, dove la tradizione difende i suoi piatti autentici, dai passatelli alla bomba di riso. Consigli? “Abbiamo appena presentato una dispensa che elenca “37 Trattorie come una volta”, con due caratteristiche: un “Menu Parmigiano” a 25 euro e cinquant’anni di vita”. Annotatevi il consiglio.

Intanto i mitici artigiani produttori di prosciutti e affinatori di Parmigiano si stanno organizzando per accogliere i visitatori nei loro antri profumati prima di passare all’assaggio. E le pareti del Lirico non sono da meno: “La tradizione di mangiare durante l’opera vive tuttora”, precisa Anna Maria Meo, “Nei retropalchi e fino al loggione. durante gli intervalli si fanno dei veri minibanchetti con anolini, culatelli e calici di Lambrusco. Mentre, passando dal foyer, si approda al Gran Caffè, per un aperitivo, un prima o un dopo teatro aperti alla città”. Potremmo concludere, se Verdi ce lo perdona: “Va’ sapore sull’ali dorate”.

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