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Come fare un picnic senza rifiuti

Come fare un picnic senza rifiuti
Il menu in gavetta
Pane cotto nella brace
La schiscetta di acciaio
I Dabbawala
I lunch box indiani

In occasione dell’evento Genesis, appena concluso a Cortina d’Ampezzo, che ha posto l’attenzione sulla riscoperta autentica del contatto con la natura e le origini antiche della cucina, ci siamo lasciati incuriosire da una delle attività proposte: il picnic nel bosco pensato da Altatto, bistrot e catering vegetariano milanese.

Subito abbiamo voluto approfondire e intervistare una delle fondatrici di AlTatto, Sara Nicolosi, che ci ha raccontato:

“Durante il primo lockdown, nella primavera 2020, abbiamo iniziato a fare food delivery come tanti ristoranti, scegliendo di utilizzare contenitori monouso biodegradabili.
Nonostante questo, non ci è sembrata una soluzione così sostenibile poiché la mole di rifiuti che veniva generata era considerevole.

Abbiamo pensato quindi a soluzioni alternative e, ragionandoci su, abbiamo pensato alla modalità del vuoto a rendere.
Così, durante il secondo lockdown nell’autunno/inverno 2020 abbiamo deciso di intraprendere questa strada. Tra i vari contenitori che potevamo scegliere, avevamo la necessità di trovare qualcosa di estremamente pratico e con più scomparti visto che proponevamo un menu completo.

Ci siamo ricordate quindi che durante un viaggio in India avevamo visto a Mumbai i Dabbawala, ovvero i trasportatori di cibo. Una sorta di versione indiana (e molto più antica) dei runner che affollano negli ultimi anni le nostre città italiane.”

Che cosa significa Dabbawala?
Questo servizio nacque a metà ‘800 per portare il pranzo agli impiegati degli affollati uffici di Mumbai.
Nella lingua marathi “Dabba” significa infatti contenitore e “wala” trasportatore.
Tradizionalmente i pasti vengono distribuiti dai Dabbawala (foto in gallery) in contenitori di acciaio a più piani, simili alle gavette militari, mentre oggi si sta passando sempre di più a moderni contenitori termici.
Oltre a consegnare i pasti, i Dabbawala dopo pranzo tornano a prendere i contenitori vuoti, per tornare poi il giorno dopo di nuovo negli uffici con i recipienti pieni. Niente di più sensato giusto?
Tra l’altro la logistica di smistamento e consegne è stato da sempre studiato come esempio logisticamente perfetto, pensando anche al fatto che il 95% dei Dabbawala sono analfabeti.

Il ritorno delle gavette di acciaio

Da qui la scelta del team di Altatto optare per contenitori di acciaio anche per una questione igienica.

“La nostra proposta di delivery a casa – spiega Sara Nicolosi – è stata infatti quella di una sorta di abbonamento in cui ogni settimana portavamo le schiscette con i nostri menu e la settimana dopo ritiravamo i contenitori vuoti, portando gli altri pieni. In questo modo l’impatto di rifiuti è stato zero assoluto e avendo scelto l’acciaio potevamo igienizzare ogni volta al meglio i contenitori.

Le persone per questo servizio pagavano una cauzione di 10 euro. Quando abbiamo scelto di terminare questo servizio alcune persone hanno deciso di tenere le gavette e di continuare a utilizzarle.
Spesso riceviamo foto da loro che le utilizzano per i loro picnic e questo ci riempie di gioia!”

Oggi Altatto ha ripreso a pieno regime il lavoro di bistrot e servizio catering, quindi non svolge più l’attività di delivery a casa. Continuano però a utilizzare le gavette in acciaio per trasportare il cibo, per i catering di piccoli eventi o per produzioni su set fotografici etc.”

Se ci pensiamo poi le gavette di metallo sono sempre usate dai corpi militari e paramilitari (chi è stato negli scout sa si cosa parliamo) sia come pentoline per cucinare sui fornellini a gas, sia come piatto per mangiare.

Un picnic senza rifiuti

L’ultimo evento in cui Sara e il suo team hanno usato questo metodo è stato proprio Genesis a Cortina D’Ampezzo, in cui abbiamo organizzato un picnic per gli ospiti facendo riflettere sull’essere a impatto zero (assoluto).

Insieme a Ludovica Rubbini e lo chef Riccardo Gasparri, organizzatori dell’evento e proprietari del ristorante stellato San Brite, abbiamo immaginato un’esperienza che fosse in grado di connettere completamente le persone con la natura circostante.

Abbiamo quindi pensato a un menu che parlasse delle montagne di Cortina, dove è avvenuto l’evento.

Ecco il  menu vegano proposto nelle schiscette di acciaio per il picnic degli ospiti di Genesis:

Primo ripiano:
Salse di accompagnamento: salsa frutti rossi, salsa verde e maionese di mandorle e aglio cotta sotto la brace
Barbabietole sotto aceto

Secondo ripiano: insalata di funghi cotti e crudi raccolti appena sotto le montagne di Cortina

Terzo ripiano: insalata dell’orto dello chef Riccardo Gasparri e salsa di mele ridotto

Ripiano del dolce: yogurt di mandorle con del cioccolato soffiato e lichene

Pane cotto sulla brace 

A volte basta tornare indietro, alle origini, guardare alle abitudini semplici dei nostri nonni, per avere delle nuove idee!

 

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